25 ANNI DA MANI PULITE. COS’E’ CAMBIATO?

Il 17 febbraio 1992, a Milano viene arrestato Mario Chiesa, imprenditore ed esponente del partito socialista meneghino. Da quel momento si apre la stagione che noi tutti ricordiamo come Tangentopoli e che mette fine alla Prima Repubblica, travolgendo un sistema collaudato che ha visto fiorire il malaffare nell’intreccio tra politica e mondo dell’imprenditoria. Sono passati 25 anni e sembra proprio che quella stagione di coscienza civica che ha pervaso l’intero Paese si sia spenta, con la fine delle indagini del pool di Mani Pulite.

In quegli anni si sono susseguiti processi (solo il filone milanese ha collezionato 4520 indagini), sono scomparsi partiti politici, leader e imprenditori sono stati costretti a lasciare lo spettacolo, ma oggi, a distanza di un quarto di secolo, possiamo dire che la corruzione nel nostro Paese sia svanita? No, anzi, penetra lo stivale in ogni settore. Siamo al 60° posto nel Mondo per livello di corruzione percepita nel settore pubblico e politico, quasi non ci stupiamo nemmeno più delle notizie che leggiamo ogni giorno. Il malaffare può aver cambiato maschera ma di certo non ha abbandonato la scena.

Si è trattato di una stagione di grandi speranze, che sognava il rinnovamento e che ha visto fiorire anche nell’opinione pubblica un senso civico intenso e partecipato. Oggi, guardiamo a quanto sta accadendo nella vicina Romania con la stessa speranza, ma sappiamo che le cose non cambiano in una stagione, per quanto florida. L’esperienza di 25 anni fa ci dice che le coscienze possono essere ridestate dai traumi, ma devono essere alimentate da una profonda cultura della legalità, a tutti i livelli.

In questo anniversario, dobbiamo dire a gran voce che il nostro Paese non ha saputo far tesoro di quei moti. Non solo: ci troviamo ancora di fronte agli stessi problemi. Manca la trasparenza, i rapporti tra pubblico e privato restano opachi e senza regolamentazione, tangenti e mazzette scorrono nelle mani di troppi, la prescrizione salva corrotti e corruttori che si dichiarano così innocenti.

Cosa possiamo fare per cambiare lo stato delle cose?

Ci vuole innanzi tutto un’educazione civica che parta dalle giovani generazioni. Abbiamo bisogno che la cultura della legalità sia portata ovunque e crediamo che cominciare fin dai banchi di scuola possa essere un potente antidoto ad un cancro che ci sta divorando.

C’è bisogno che l’istituto della prescrizione venga riformato al più presto, per non lasciare impuniti quanti ancora credono di potersi intascare questo Paese. In particolar modo, è importante che i tempi dei processi siano accorciati.

C’è bisogno di più trasparenza e di una regolamentazione seria. Basterebbe cominciare con l’approvazione della legge sul lobbying che renderebbe meno opaco l’intero processo decisionale.

Devono essere implementate misure di contrasto, non ultima l’approvazione di una legge a tutela dei whistleblower. Perché chi segnala, permette di far emergere illeciti altrimenti tenuti sotto silenzio.

 

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