ALAC compie gli anni e chiede subito la legge per i whistleblower

Era il 13 ottobre 2014 e ALAC – AllertaAnticorruzione andava online. Il servizio era pensato (come oggi) per quanti volessero segnalare un caso di corruzione.

Non si trattava di un obiettivo scontato. Tre anni fa non esisteva in Italia nulla di paragonabile: era il primo servizio di supporto gratuito ai testimoni e alle vittime di corruzione.

ALAC non rappresenta semplicemente uno strumento innovativo ed efficace,” diceva il Presidente Carnevali nel giorno del lancio “ma un vero e proprio cambio di paradigma nella lotta alla corruzione: il cittadino, con il nostro supporto, può diventare il protagonista del contrasto alla corruzione. I cittadini, con le loro segnalazioni, possono portare alla luce non solo gli illeciti già accaduti, ma soprattutto possono prevenire che questi accadano in futuro, con delle segnalazioni tempestive“.

Al fianco dei segnalanti

Il team ALAC non poteva immaginare allora che la strada sarebbe stata così densa di numeri (le segnalazioni toccano oggi quota 435) ma soprattutto di storie.

Certo, la mole di segnalazioni che abbiamo gestito è davvero grande, ma i numeri sono piccola cosa di fronte alla complessità delle vicende che il nostro team ha saputo gestire in questi anni. Il dialogo con i segnalanti è la vera cifra del nostro lavoro. La loro sicurezza ha da sempre rappresentato il cuore del servizio ALAC, ma non solo.

Chi segnala, spesso, si trova in situazioni difficili. E questo avviene anche perchè oggi abbiamo una limitata protezione dei whistleblower. Di fronte ad un vuoto normativo simile, in questi anni è stato ancor più difficile gestire le tante storie raccolte che – è bene ricordarlo – sono soprattutto storie di persone normali. Il nostro supporto non è stato quindi solo legale, ma è stato soprattutto quello di persone di fronte ad altre persone.

È stato un rapporto umano che ci ha arricchiti e che ci ha resi ancor più fermi nel volere subito la legge sul whistleblowing, anche in Italia.

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