ANDIAMO PURE AL MARE, O A VOTARE, MA NON SENZA QUESTE LEGGI

Il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, con un editoriale di due giorni fa ha puntato giustamente il dito verso un Parlamento che appare più incline e desideroso di andare prima in vacanza e poi alle urne, invece che di assolvere il compito a cui è delegato: legiferare.

Noi non possiamo che unirci a questo richiamo alla Responsabilità, con la “r” maiuscola, cioè a fare il proprio lavoro (le leggi) e a farlo bene (le buone leggi), anzi rilanciamo l’appello e richiamiamo i parlamentari a considerare il motivo – lo stesso per tutti – per cui sono stati eletti: fare il bene del Paese.

In particolare ci stanno a cuore la riforma del codice antimafia che dovrebbe finalmente equiparare i corrotti ai mafiosi – pur escludendo purtroppo il reato di peculato – e rendere più trasparenti le pratiche di gestione e la scelta dei gestori dei beni e delle aziende confiscate, oltre che l’Autorità Nazionale stessa.

Di fondamentale importanza è anche la legge di riforma del codice penale, bloccata da tempo alla Camera dei Deputati, che prevede tra le altre cose una velocizzazione della giustizia e una modifica della prescrizione. Considerando che ad oggi la somma dei due elementi – estrema lentezza dei processi e prescrizione breve – rappresenta la prima causa della diffusa impunità dei corrotti, sarebbe auspicabile che su questo fronte si agisse con determinazione e al più presto.

Che dire poi di altre leggi che ci stanno a cuore, ma che richiedono un iter purtroppo più lungo, come quella per la tutela dei whistleblower e quella per regolamentare le attività dei lobbisti? In realtà il Parlamento in questi anni ci ha insegnato che quando c’è una condivisa volontà politica fra i partiti, si può legiferare anche molto – se non troppo! – velocemente.

Verrebbe allora da pensare male, e cioè che sul tema della corruzione questa condivisa volontà politica non esista, che il contrasto a questo fenomeno che drena soldi, servizi e risorse non sia vista come una priorità per il Paese, che, in sostanza, ci siano questioni ben più importanti da affrontare e che la lotta alla corruzione, ancora una volta, può attendere.

Davide Del Monte
Direttore Esecutivo

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