APPALTI PUBBLICI IRREGOLARI TRIPLICATI IN UN ANNO

Il Rapporto Annuale 2016 della Guardia di Finanza è molto chiaro: nell’ultimo anno i numeri degli appalti pubblici irregolari è più che triplicato. Il dossier parla di concessioni anomale ad aziende, per un ammontare di 3,4 miliardi di euro. Nel 2015 si trattava di un miliardo. Una crescita importante dunque, che non lascia certo spazio a commenti lusinghieri per il nostro Paese.

In tutto sono andati sprecati 5,3 miliardi di euro. Denaro pubblico che il nostro Paese ha dimostrato di non saper gestire, fra sprechi e gestioni non corrette. Solo in ambito previdenziale e sanitario sono state individuate truffe per 158 milioni di euro, con 8.926 persone denunciate.

La cifra che però ci lascia senza parole è un’altra: 775 milioni di euro, a tanto ammonta il buco creato da chi ha percepito o richiesto illegittimamente finanziamenti pubblici dallo Stato Italiano e dalla Comunità Europea. I controlli sulle irregolarità negli appalti pubblici hanno portato alla denuncia di 1.866 persone e all’arresto di 140, ma quello che chiediamo noi è maggiore prevenzione in un settore che è spesso lasciato alla mercè di delinquenti d’ogni risma.

La criminalità ha un occhio di riguardo per tutti quei settori che vivono di finanziamenti pubblici: si tratta sempre di somme importanti e spesso facili da predare. Scegliere di utilizzare una maggiore trasparenza nelle gare pubbliche, potrebbe già essere un passo importante per contrastare chi si nutre di accordi sottobanco. Implementare uno strumento deterrente come i Patti d’Integrità, non richiede oneri particolari e permette un controllo effettivo sulle diverse fasi del’appalto.

Dopo anni di sperimentazione, oggi stiamo seguendo due dei diciassette progetti pilota lanciati dalla Commissione Europea per testare l’impatto dei patti nelle procedure di gare d’appalto per opere che utilizzano i fondi europei. Si tratta di due gare esemplari. In Sardegna, a Cagliari, seguiamo la costruzione di una tratta della linea metropolitana leggera. E conosciamo tutti i problemi che spesso sorgono quando si parla di costruire opere pubbliche. In Lombardia, invece stiamo seguendo l’appalto per corsi di formazione rivolti a disoccupati e lavoratori autonomi. Terreno particolare che si trova a gestire fondi di milioni di euro e, proprio per questo, banchetto appetibile per il malaffare.

Corsi di formazione finanziati con denaro pubblico

È proprio su questo tema che LaRepubblica.it ha pubblicato recentemente un articolo interessante. Sembra infatti che ogni anno nascano 40 mila corsi finanziati da fondi pubblici (europei e dello Stato), ma che nessuno ne verifichi l’efficacia. Il punto è che le Regioni non sono obbligate a fare questo tipo di valutazione e, quando lo fanno, gli indicatori di risultato non valutano aspetti formativi, ma meramente quantitativi, come il numero di persone che frequentano il corso proposto.

Nel nostro caso, quello della Regione Lombardia, abbiamo proposto nella fase di analisi dei bisogni delle raccomandazioni che indirizzano proprio su un piano qualitativo dell’offerta formativa. In particolare, chiediamo di tenere in considerazione  le informazioni contenute nelle offerte presentate a valere delle gare precedenti, nonché i risultati (finali o parziali) dei servizi realizzati dai contraenti.

 

22 marzo 2017
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