CORRUZIONE IN SANITA’: MIGLIORA LA CAPACITA’ D’INTERVENTO, MA CI VUOLE PIU’ FORMAZIONE

Ieri a Roma abbiamo presentato i dati del nuovo report “Curiamo la Corruzione”. La mattinata della Seconda Giornata contro la Corruzione in Sanità si è aperta con i ringraziamenti del Presidente Virginio Carnevali che subito ha inquadrato il problema:

“La cronaca ci ricorda che il settore sanitario è fortemente esposto al malaffare. Purtroppo, proprio in questa sede, un anno fa, il Presidente di ANAC Raffaele Cantone parlava giustamente di una prateria aperta alle scorribande di corrotti e corruttori.”

Il problema esiste e non è da sottovalutare, ma la situazione sta migliorando. Continua il Presidente:

“il progetto andrà avanti per un altro anno, anche con l’introduzione di strumenti di prevenzione nelle 4 Asl pilota. In questo modo vogliamo contribuire a combattere il problema della corruzione in sanità”.

Ad aprire i lavori, lo stesso Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini ha sottolineato l’alta qualità del nostro Sistema Sanitario Nazionale, ma anche la grande differenza che permane tra nord e sud e tra le diverse regioni.

La situazione fotografata dal report

Il progetto in partnership con Censis, ISPE Sanità e RiSSC, ci ha permesso di approfondire la conoscenza dei rischi di corruzione, attraverso tre distinte analisi. Un’analisi di percezione, una di valutazione dei rischi e una su sprechi e inefficienze.

Nell’ultimo anno, in un’azienda su quattro si è registrato almeno un episodio di corruzione. Questo il dato che emerge dall’indagine condotta da Censis sulla percezione da parte dei Responsabili per la Prevenzione della Corruzione di 136 strutture sanitarie. Gli ambiti maggiormente a rischio risultano essere quello degli acquisti e delle forniture, le liste di attesa e le assunzioni del personale.

L’analisi dei Piani anticorruzione di tutte le aziende sanitarie condotta da RiSSC rivela che il 51,7% delle strutture non ha adottato Piani anticorruzione adeguati.

Per quanto riguarda invece l’analisi dei conti economici, ISPE-Sanità ha stimato che circa il 6% delle spese correnti annue del SSN siano riconducibili a sprechi e corruzione.

La situazione dunque non è chiaramente rosea, ma un miglioramento c’è. Il 93,3% delle aziende sanitarie ha infatti già reso disponibili dei sistemi di raccolta delle segnalazioni di corruzione e il 79,4% delle strutture ha adottato i Patti d’Integrità, infine, il 90,4% ha intrapreso percorsi di formazione rivolti al personale.

Cosa fare per cambiare le cose?

Come ha spiegato il Presidente Carnevali:

“Il Servizio Sanitario Nazionale del nostro paese è tra i migliori al mondo, per difenderlo da questi attacchi ci vuole una maggiore coscienza del problema, l’implementazione di strumenti come il whistleblowing e corsi di formazione”.

Dello stesso parere sembrano essere i responsabili della prevenzione che identificano proprio nella formazione e nella sensibilizzazione dei dipendenti le misure più efficaci per contrastare la corruzione.

Il coinvolgimento della società civile è un ulteriore elemento per combattere il fenomeno, per questo ringraziamo Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Associazione Italiana Medici (AIM), Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) e Segretariato Italiano Studenti Medicina (SISM) per essere intervenuti. Con loro ringraziamo anche quanti, in tutta Italia si sono uniti per un Servizio Sanitario Nazionale libero da sprechi e inefficienze.

 

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