Il CESE ha pubblicato un parere valutativo sulla Direttiva whistleblowing

A giugno 2026 è uscito il contributo del Comitato Economico e Sociale Europeo alla valutazione che la Commissione europea sta conducendo sull'attuazione della Direttiva UE 2019/1937.

pubblicazione: 9 luglio 2026
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Nell'ambito del processo di valutazione della Direttiva europea sul whistleblowing - Direttiva UE 2019/1937 sulla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione - le istituzioni europee stanno raccogliendo evidenze sull'attuazione della normativa nei diversi Stati membri per valutarne l'efficacia e individuare eventuali criticità che potranno orientare futuri interventi normativi e di policy. 

La valutazione del CESE sull'attuazione della Direttiva

In questo contesto si inserisce il recente parere valutativo pubblicato dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organo consultivo dell'Unione europea che rappresenta organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e della società civile organizzata e che contribuisce al processo decisionale europeo attraverso pareri e valutazioni rivolti alle istituzioni dell'UE. Il lavoro del CESE costituisce uno dei contributi all'assessment complessivo che la Commissione europea sta conducendo sull'attuazione della Direttiva

Nel corso di questa attività, anche Transparency International Italia è stata audita dal CESE, portando all'attenzione del Comitato l'esperienza maturata nell'assistenza ai whistleblower e nel monitoraggio dell'attuazione della disciplina in Italia, contribuendo così alla raccolta di evidenze e raccomandazioni. 

La valutazione del CESE prende in esame l'attuazione della Direttiva (UE) 2019/1937 tramite visite di monitoraggio e consultazioni con gli stakeholder in cinque Stati membri: Belgio, Francia, Irlanda, Italia e Lituania. L'obiettivo è individuare i progressi compiuti e le criticità che ancora ostacolano un'effettiva tutela dei whistleblower. Il rapporto evidenzia come il recepimento della Direttiva abbia rappresentato un passo avanti significativo nella protezione degli informatori. Nei Paesi esaminati sono stati infatti rafforzati i quadri normativi, ampliando l’ambito di applicazione della direttiva, la platea dei soggetti tutelati e istituendo canali di segnalazione interni ed esterni, in diversi casi accessibili anche in forma anonima, nonché consolidando le misure di protezione contro le ritorsioni, anche attraverso un rafforzamento del ruolo delle autorità competenti.
 

Le criticità nell'applicazione della Direttiva

I risultati raggiunti, tuttavia, non sono ancora sufficienti. La valutazione evidenzia infatti un divario significativo tra le garanzie previste dalla normativa e la loro concreta applicazione. Il timore di subire ritorsioni, la complessità delle procedure e la limitata conoscenza dei propri diritti continuano a rappresentare ostacoli rilevanti per chi potrebbe segnalare illeciti nell'interesse pubblico. 

Tra le principali criticità individuate figurano

  • l'assenza di un sistema organico di sostegno ai segnalanti;
  • la limitata capacità operativa di alcune autorità dovuta a risorse insufficienti e assetti istituzionali complessi, nonché strumenti di ricorso e regimi sanzionatori non sempre adeguati.
  • la mancanza di un reale follow-up delle segnalazioni, troppo spesso chi segnala non riceve informazioni sulle verifiche svolte o sulle misure adottate.
Il CESE richiama inoltre l'attenzione sulla necessità di investire nella formazione del personale addetto alla gestione delle segnalazioni e di migliorare la raccolta e la pubblicazione dei dati, oggi ancora frammentari, al fine di garantire maggiore trasparenza e consentire una valutazione dell'efficacia del sistema.

In alcuni dei paesi monitorati, un ruolo fondamentale è svolto dai sindacati che, spesso, rappresentano il primo punto di riferimento per chi intende effettuare una segnalazione, offrendo supporto nella valutazione dei rischi, nella scelta del canale più adeguato e nella tutela contro possibili ritorsioni. Parimenti importanti sono gli enti del Terzo settore e le organizzazioni della società civile che forniscono un'importante assistenza ai potenziali segnalanti e contribuiscono a diffondere una cultura della legalità e della trasparenza. 

Per il CESE, il recepimento della direttiva rappresenta un risultato importante, ma ora è necessario rendere il sistema realmente efficace. Le raccomandazioni rivolte agli Stati membri mirano a:

  • rafforzare la protezione contro le ritorsioni;
  • ridurre i tempi delle procedure;
  • destinare risorse adeguate alle autorità competenti;
  • investire nella formazione degli operatori.
Allo stesso tempo, un maggiore coinvolgimento dei sindacati e dei rappresentanti dei lavoratori nella progettazione, nella revisione e nella valutazione delle procedure interne di segnalazione può contribuire a rendere i meccanismi di whistleblowing più indipendenti, credibili ed efficaci, rafforzando la fiducia di chi sceglie di segnalare illeciti nell'interesse collettivo.


 

Report Whistleblowing 2025

In occasione del World Whistleblower Day è online il Report Whistleblowing 2025 di Transparency International Italia con lo stato dell'arte del whistleblowing in Italia. 

Le analisi contenute in questo rapporto mostrano che la vera sfida del whistleblowing riguarda sempre più la capacità del sistema di proteggere concretamente i whistleblower, poiché il tema centrale del whistleblowing resta quello della protezione delle persone. Chi segnala illeciti nell’interesse pubblico svolge una funzione essenziale per l’integrità delle organizzazioni e della società, ma continua a sostenere costi personali elevati. 

Il Report 2025 si compone di quattro sezioni: 
🔗 ALAC - Allerta anticorruzione
🔗 WhistleblowingIT 
🔗 Rassegna giurisprudenziale sui casi di whistleblowing
🔗 Il whistleblowing nei settori speciali, a cura di Alessia Rizzo per il Programma Whistleblowing


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