Nell'ambito del processo di valutazione della Direttiva europea sul whistleblowing - Direttiva UE 2019/1937 sulla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione - le istituzioni europee stanno raccogliendo evidenze sull'attuazione della normativa nei diversi Stati membri per valutarne l'efficacia e individuare eventuali criticità che potranno orientare futuri interventi normativi e di policy.
In questo contesto si inserisce il recente parere valutativo pubblicato dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organo consultivo dell'Unione europea che rappresenta organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e della società civile organizzata e che contribuisce al processo decisionale europeo attraverso pareri e valutazioni rivolti alle istituzioni dell'UE. Il lavoro del CESE costituisce uno dei contributi all'assessment complessivo che la Commissione europea sta conducendo sull'attuazione della Direttiva.
Nel corso di questa attività, anche Transparency International Italia è stata audita dal CESE, portando all'attenzione del Comitato l'esperienza maturata nell'assistenza ai whistleblower e nel monitoraggio dell'attuazione della disciplina in Italia, contribuendo così alla raccolta di evidenze e raccomandazioni.
La valutazione del CESE prende in esame l'attuazione della Direttiva (UE) 2019/1937 tramite visite di monitoraggio e consultazioni con gli stakeholder in cinque Stati membri: Belgio, Francia, Irlanda, Italia e Lituania. L'obiettivo è individuare i progressi compiuti e le criticità che ancora ostacolano un'effettiva tutela dei whistleblower. Il rapporto evidenzia come il recepimento della Direttiva abbia rappresentato un passo avanti significativo nella protezione degli informatori. Nei Paesi esaminati sono stati infatti rafforzati i quadri normativi, ampliando l’ambito di applicazione della direttiva, la platea dei soggetti tutelati e istituendo canali di segnalazione interni ed esterni, in diversi casi accessibili anche in forma anonima, nonché consolidando le misure di protezione contro le ritorsioni, anche attraverso un rafforzamento del ruolo delle autorità competenti.
In alcuni dei paesi monitorati, un ruolo fondamentale è svolto dai sindacati che, spesso, rappresentano il primo punto di riferimento per chi intende effettuare una segnalazione, offrendo supporto nella valutazione dei rischi, nella scelta del canale più adeguato e nella tutela contro possibili ritorsioni. Parimenti importanti sono gli enti del Terzo settore e le organizzazioni della società civile che forniscono un'importante assistenza ai potenziali segnalanti e contribuiscono a diffondere una cultura della legalità e della trasparenza.
Per il CESE, il recepimento della direttiva rappresenta un risultato importante, ma ora è necessario rendere il sistema realmente efficace. Le raccomandazioni rivolte agli Stati membri mirano a:
Le analisi contenute in questo rapporto mostrano che la vera sfida del whistleblowing riguarda sempre più la capacità del sistema di proteggere concretamente i whistleblower, poiché il tema centrale del whistleblowing resta quello della protezione delle persone. Chi segnala illeciti nell’interesse pubblico svolge una funzione essenziale per l’integrità delle organizzazioni e della società, ma continua a sostenere costi personali elevati.
Il Report 2025 si compone di quattro sezioni:
🔗 ALAC - Allerta anticorruzione
🔗 WhistleblowingIT
🔗 Rassegna giurisprudenziale sui casi di whistleblowing
🔗 Il whistleblowing nei settori speciali, a cura di Alessia Rizzo per il Programma Whistleblowing
08 Luglio 2026
23 Giugno 2026
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20 Aprile 2023
26 Novembre 2024
10 Ottobre 2024
02 Ottobre 2024
01 Agosto 2024
La Casa dei Whistleblowers è realizzata nell'ambito di SAFE FOR WHISTLEBLOWERS II, un progetto co-finanziato dall’Unione Europea.