LA CORRUZIONE È L’ARMA PIU’ POTENTE IN MANO ALLE MAFIE: CONFISCHIAMOGLIELA

Si è da poco conclusa la discussione al Senato che ha approvato, con 129 voti favorevoli, 56 contrari e 30 astenuti, il nuovo Codice Antimafia.

Come già per la legge a tutela dei whistleblower, si tratta ora di una vera e propria corsa contro il tempo, per arrivare ad approvazione definitiva entro la fine della legislatura. È evidente che, in presenza di un reale interesse politico, i tempi ci sono.

“Trovo corretto ricordare che alla fine della legislatura, che tutti dipingono come “prossima”, “imminente”, “dietro l’angolo”, mancano ancora 6 mesi. Uno stato che abbia davvero a cuore l’interesse dei suoi cittadini, pur con legge di bilancio e riforma elettorale in calendario, non è capace di approvare due leggi così importanti in metà anno? Se davvero fosse così, il problema non sarebbe l’antimafia o l’anticorruzione, ma qualcosa di più grave ancora”, afferma il direttore Davide Del Monte.

Ora quindi cosa succede? Il testo del Ddl tornerà alla Camera dove andrebbe modificato tenendo contro delle molte critiche pervenute, ma se così fosse, allora sì che i tempi tecnici sarebbero davvero stretti.

Una mezza occasione sprecata, insomma.

Equiparare Mafia e corruzione non è corretto, siamo tutti d’accordo, ma lo è anche negare che la corruzione sia un’arma ormai consolidata nelle mani dei mafiosi. Per questo motivo riteniamo importante che il codice antimafia riconosca finalmente l’importanza che la corruzione ha assunto nelle modalità di “business mafioso”, sostituendosi alla lupara: comprare una persona è più comodo, meno visibile, e più vantaggioso a lungo termine, che ucciderla o farsela nemica.

“Corrotti e corruttori fanno il gioco delle mafie, – spiega il Presidente Carnevali – non possiamo più chiudere gli occhi di fronte a questo problema e dobbiamo riconoscere che la corruzione è entrata nell’armamentario dei mafiosi. Come per i reati di mafia, anche per quelli legati alla corruzione dobbiamo colpire, e colpire duro, al portafoglio dei criminali.”.

I pareri in questi ultimi giorni sono stati diversi e non tutti a favore del nuovo Codice. Il Presidente di ANAC, Raffaele Cantone, ha stigmatizzato pubblicamente i più recenti lifting al testo di legge, in chiave di ammorbidimento nei confronti della confisca dei beni per i corrotti, tanto che il Presidente del PD Orfini ha accolto le sue lamentele, rimandando a futuri emendamenti alla Camera. Purtroppo questo, come abbiamo visto, toglierebbe ogni possibilità di approvazione alla legge.

Franco Roberti, Procuratore Nazionale per la lotta alle mafie e al terrorismo, sostiene l’importanza del Codice così rinnovato, pur con l’aggiunta del vincolo associativo per poter procedere alla confisca per i corrotti, poiché permette comunque in modo più semplice di applicare le misure di prevenzione anche nei confronti di questi ultimi: “se il corrotto o il corruttore sono inseriti in un contesto associativo sarà più agevole dimostrare la sua pericolosità”.

“Come TI-Italia avremmo gradito uno sforzo più deciso in direzione della confisca dei beni ai corrotti, non limitandola ai casi di vincolo associativo” conclude Carnevali, “ma per ora accontentiamoci di ciò che abbiamo al momento. Come ci insegna l’esperienza, eserciteremo una pressione costante perché, un poco alla volta, la legge venga migliorata nel futuro prossimo. Almeno ora abbiamo una base di partenza”.

Share Button