LA ROMANIA DICE NO ALLA CORRUZIONE

Sono circa 500.000 le persone che nei primi giorni di febbraio hanno inondato le strade della Romania, protestando contro il governo social-democratico di Sorin Grindeanu e la ragione sta tutta in un secco no al decreto che avrebbe depenalizzato alcuni reati di corruzione.

La legge contestata era stata approvata con urgenza lo scorso 31 gennaio. Il provvedimento sarebbe dovuto entrare in vigore il 10 febbraio, abolendo l’abuso d’ufficio e facendo da scudo a decine di politici coinvolti in processi per corruzione, compreso il leader del partito socialdemocratico, Liviu Dragnea. Il 5 febbraio però è arrivata la retromarcia del governo che, di fronte alle manifestazioni di Bucarest, ha indetto una seduta straordinaria conclusasi con la revoca del decreto contestato.

Si tratta delle più grandi manifestazioni dalla caduta del regime comunista di Nicolae Ceaușescu, quando i cittadini rumeni insorsero per ottenere la fine del regime autoritario e il ripristino della libertà. Oggi, la società civile che si riversa nelle strade vuole difendere quella democrazia conquistata nel 1989 e lo fa riempiendo le piazze, lottando pacificamente contro la corruzione. Il problema nel Paese è ormai riconosciuto come dilagante e causa di alcuni tra i drammi sociali che affliggono la popolazione, non ultima la povertà.

Quella che in questi giorni si sta esprimendo in Romania è una reazione civica spontanea che non sembra fermarsi di fronte al semplice ritiro del decreto. Quello che la società chiede non è più solo di fermare la corruzione, ma di instaurare un sistema democratico, dove lo stato di diritto deve essere uno strumento efficace.

Transparency International e Transparency International Romania accolgono con favole il dietro front del governo sul decreto legge che avrebbe indebolito la lotta contro la corruzione e chiedono la piena attuazione dell’attuale legislazione anticorruzione. Il governo rumeno deve confermare l’intenzione di non introdurre leggi che garantiscano l’immunità ai funzionari pubblici ed impegnarsi a rafforzare gli sforzi nella prevenzione della corruzione.

“Non deve esistere alcuna impunità per reati di corruzione – dichiara José Ugaz, Presidente di Transparency International – e questo vale anche per i pubblici ufficiali o dirigenti. Non devono esistere nuove leggi che cerchino di introdurre scappatoie.”

“Il governo rumeno dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento degli sforzi per prevenire la corruzione, tra cui l’introduzione di importanti standard di etica aziendale e implementare la legislazione anti-corruzione che già esiste. Non dovrebbe ridurre le sanzioni per i reati legati alla corruzione. Tutto questo dà un messaggio sbagliato.”, così Victor Alistar, direttore esecutivo di Transparency International Romania.

Eppure non è tutto così semplice. Il nostro direttore, Davide Del Monte mette in guardia da facili entusiasmi:

“L’esperienza italiana può insegnarci molto. Anche il nostro Paese visse una reazione simile, esattamente 25 anni fa, con quella Tangentopoli che portò alla caduta della cosiddetta Prima Repubblica. Eppure, dopo un quarto di secolo, siamo ancora alle prese con il problema della corruzione che non solo non è stato debellato, ma forse si è addirittura acuito. Riempire le piazze contro la corruzione è certamente positivo, ma non sufficiente. Ciò che conta davvero – spiega Del Monte – non è tanto il movimento di insurrezione civica in sé, quanto la capacità che la piazza e chi la rappresenta avrà nell’indirizzare il processo verso una soluzione sostenibile e non solo politicamente strumentale. Insomma, auguro ai rumeni di non fare i nostri stessi errori, passando dalla padella alla brace, come purtroppo sembra stia accadendo nell’altro grande Paese che è insorto contro i corrotti: il Brasile”.

Il capitolo romeno chiede al governo di confermare che non ridurrà le pene detentive per i reati legati alla corruzione e che qualsiasi dibattito in parlamento su queste leggi sia reso pubblico. Noi ci uniamo alle loro richieste e sosteniamo la società civile che ha espresso con chiarezza il suo no alla corruzione.

 

Comunicato Stampa

 

7 febbraio 2017
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