Paradise Papers | È così semplice nascondere i capitali?

Dopo i Panama Papers arrivano i Paradise Papers con nuove rivelazioni su conti offshore, trust e società anonime.

Grazie all’imponente lavoro di indagine del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ) e dei suoi partner, emerge come ricchi e potenti in tutto il mondo siano in grado di nascondere la ricchezza attraverso strutture finanziarie complesse e opache che permettono loro di mantenere piena segretezza sulle proprie attività e i propri legami.

Cosa emerge da questa nuova inchiesta?

Lo abbiamo chiesto a Leo Sisti, rappresentante italiano dell’ICIJ e membro del nostro Advisory Board.

La fotografia che emerge dalla nostra attività investigativa è devastante”.

Per un anno, insieme ad altri 380 colleghi, Sisti ha lavorato sottotraccia – ci racconta – in totale silenzio, per evitare fughe di notizie pericolose e un possibile attacco hacker alla centrale operativa del network di Washington.

La squadra dell’ICIJ ha analizzato oltre 13 milioni di documenti, provenienti da uno dei più importanti studi legali del globo, specializzato nel fornire servizi offshore. Si tratta di Appleby, fondato nelle isole Bermude, ma con uffici periferici in altri paradisi fiscali, come Isole Cayman, Guernsey, Jersey, Seychelles, Mauritius e altri.

Le grandi multinazionali, i super ricchi, ma anche i criminali, – ci spiega Sisti – sfruttano modelli di business basati sul privilegio fiscale di cui godono certi territori anche all’interno dell’Europa, dove la tassazione è uguale a zero. L’esempio tipico è quello delle isole del canale della Manica: Guernsey, Jersey“.

Sono molti i nomi di personalità importanti contenuti in questa nuova inchiesta, ma quello che più ci preme sottolineare è l’estrema semplicità con cui, chi se lo può permettere, è in grado di occultare la propria ricchezza al di fuori dei propri confini in paradisi offshore esentasse. E quindi ci chiediamo – e giriamo la domanda a Sisti – come possiamo contrastare un fenomeno simile?

“L’unica risposta possibile è la seguente: i flussi finanziari, all’interno dell’Unione Europea, verso paradisi fiscali devono essere penalizzati con la tassazione alla fonte“.

Cosa chiediamo noi di Transparency Italia per cambiare lo stato delle cose?

Ci vorrebbero misure più rigorose per la regolamentazione del settore finanziario e bancario. In particolare:

Trasparenza dei beneficiari effettivi

Tutti i paesi dovrebbero avere registri centrali e pubblici dei titolari effettivi delle imprese, e dei trust. In Italia accade ancora che contratti pubblici, anche di rilevanza economica e strategica, vengano affidati a società di cui non si conosce il reale beneficiario e francamente lo riteniamo inaccettabile.

Misure antiriciclaggio

Commercialisti, avvocati e intermediari che istituiscono società offshore e trusts devono segnalare le attività sospette alle autorità. L’opacità non può essere trattato come un “servizio premium”.

Per quanto riguarda i Paradise Paper, molto seguirà nei prossimi giorni, ma è importante fissare bene questi principi che – a prescindere dai nomi più o meno glamour che verranno riportati sui quotidiani – sono essenziali per fare luce e trasparenza sui giganteschi flussi finanziari che scorrono a livello globale.

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