PUBBLICATA LA RIFORMA ANTIRICICLAGGIO MA MANCA ANCORA UN REGISTRO PUBBLICO

È stata pubblicata ieri sulla Gazzetta Ufficiale la riforma antiriciclaggio, in attuazione della direttiva UE 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.

Proprio ieri, abbiamo deciso di pubblicare il report Identità Nascoste che valuta il livello di trasparenza dei titolari effettivi in Italia. Per misurarlo, abbiamo studiato la normativa antiriciclaggio in vigore fino ad oggi (D.lgs. 231/2007) e analizzato lo schema di decreto legislativo pubblicato a febbraio 2017, quest’ultimo non molto distante dal testo di legge definitivo pubblicato ieri.

Bisogna dire innanzitutto che l’Italia, tra i Paesi del G20, godeva già di un buon livello legislativo sul tema. Con l’introduzione di un registro dei titolari effettivi delle società e dei trust e l’obbligo di adeguata verifica per tutte le persone politicamente esposte, riesce a migliorare il già soddisfacente livello di partenza.

Tuttavia abbiamo individuato alcuni punti deboli sui quali segnaliamo alcune raccomandazioni, che restano valide con la pubblicazione del testo definitivo della riforma.

  1. Non è stato inserito l’accesso pubblico al registro dei titolari effettivi.
    Questa per noi è una grave mancanza. Crediamo infatti che rendere pubbliche le informazioni possa essere un primo importante passo per avere una maggiore qualità dei dati e permetterebbe alle società di avere maggiori informazioni sulle aziende con le quali collaborano.
    Alcuni Paesi in Europa, come la Gran Bretagna, l’Ucraina e la Slovenia, hanno già introdotto un registro pubblico dei titolari effettivi.
  2. Sono state inasprite le sanzioni amministrative per i professionisti, ma solo in caso di violazioni gravi, ripetute o sistemiche.
    Non può bastare, è importante garantire almeno che l’applicazione delle sanzioni sia efficace. Il sistema dell’autocertificazione delle informazioni sui titolari effettivi da parte delle società è infatti debole e può essere in parte superato solo con sanzioni che fungano da vero deterrente.
    Accogliamo invece positivamente il fatto che siano state rafforzate le sanzioni penali per i professionisti che non osservano gli obblighi di adeguata verifica della clientela e per i clienti che dichiarano informazioni false.
  1. Non è stata fatta chiarezza sulla (im)possibilità di un ente pubblico di collaborare con società di cui non si conoscano i titolari effettivi.
    La pubblica amministrazione rimane tra i destinatari della normativa, anche se specifiche linee guida sono demandate al Comitato di sicurezza finanziaria.

In senso più generale, possiamo aggiungere che dal punto di vista dell’applicazione, rimane l’invito, soprattutto per gli ordini di categoria, di supportare i professionisti attraverso maggiore formazione, sensibilizzazione e misure di whistlebowing. La due diligence da parte dei professionisti non è infatti svolta in maniera adeguata, anche per mancanza di efficaci linee guida e tutele.

Ulteriori sforzi vanno compiuti inoltre per introdurre maggiore trasparenza a livello internazionale, in particolare per quanto riguarda i trust, che, come mostra il caso IMI-SIR presentato nel report, vengono spesso usati come veicolo di riciclaggio di denaro sporco nei Paesi off-shore. Da questo punto di vista è importante che a livello europeo, dove si sta discutendo una riforma alla direttiva antiriciclaggio, vengano inclusi nei registri nazionali tutti i trust che abbiano un legame con il Paese europeo, attraverso un titolare effettivo o semplicemente la gestione di beni.

Ad aprile 2017 Transparency International EU ha presentato il report comparativo europeo Under the Shell, che confronta i livelli della trasparenza dei titolari effettivi delle società e dei trust in 6 Paesi dell’Unione: Italia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Olanda e Repubblica Ceca.

Entrambe le ricerche (quella nazionale e quella europea) sono frutto del progetto “Enhancing Beneficial Ownership Transparency” promosso dalla Commissione Europea e, per la parte italiana, cofinanziato da Kroll Italia.

Comunicato Stampa

20 giugno 2017

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