#VOCIDIGIUSTIZIA. ANCHE PER CANTONE LA LEGGE SUL WHISTLEBLOWING E’ UNA PRIORITA’

Sono stati presentati ieri alla stampa i dati relativi alle segnalazioni di corruzione ricevute da A.N.AC. nel triennio 2014-2016 e nei primi 5 mesi del 2017, inseriti nel rapporto “Prevenzione della corruzione segnalazione di illeciti e tutela del dipendente pubblico: presentazione del secondo monitoraggio nazionale sull’applicazione del whistleblowing

Il report, molto dettagliato ed interessante, contiene anche il monitoraggio approfondito di 36 amministrazioni rappresentative, tra cui i comuni di Roma, Milano e Napoli, l’INPS, Consip e Finmeccanica: si tratta dunque di un’analisi dello stato dell’arte del whistleblowing in Italia dal punto di vista più privilegiato e importante che possiamo trovare nel nostro Paese.

Se i dati in generale appaiono molto confortanti, con un costante e sensibile aumento delle segnalazioni ricevute dall’Autorità (263 nei soli primi cinque mesi dell’anno in corso, contro le 252 totali del 2016), il Presidente Raffaele Cantone mette però subito in chiaro alcune importanti criticità: prima fra tutte, l’assenza di una legge a tutela dei whistleblower pone ad A.N.AC. il difficile compito di dover sollecitare e gestire le segnalazioni, senza però poter fornire adeguate tutele a chi le segnalazioni le invia.

Per questo motivo Raffaele Cantone ha ribadito più volte nel corso della mattinata l’auspicio che il Parlamento approvi il disegno di legge, ancora bloccato in Commissione al Senato, prima della fine della legislatura.

Se ciò non dovesse accadere, oltre alla mortificazione di tanti attivisti anticorruzione che hanno aderito alla campagna #vocidigiustizia e firmato la petizione, oltre allo smacco internazionale per non aver saputo recepire delle indicazioni comunitarie in tal senso, ci troveremmo nella paradossale situazione, ben delineata dal Presidente di A.N.AC., in cui

autorità indipendenti e società civile sollecitano i cittadini ad esporsi a difesa del bene comune, mentre la politica si volta dall’altra parte negando agli stessi cittadini le minime tutele e garanzie.

Tornando ai dati presentati da A.N.AC., è molto interessante notare come molto spesso prevalga la scelta dell’anonimato, addirittura nel 100% dei casi per quanto riguarda il Comune di Roma. Questo dato è sintomo di una mancanza, purtroppo fondata come abbiamo visto, di fiducia nelle istituzioni, ma d’altra parte anche di una carenza di responsabilità dei cittadini che probabilmente ancora faticano “a metterci la faccia” quando si tratta di andare contro qualcuno di vicino.

Vi è però un altro dato contenuto nel report in grado di diffondere dell’ottimismo, cioè il 68% di responsabili anticorruzione delle pubbliche amministrazioni che hanno definito il whistleblowing uno strumento utile per la pubblica amministrazione, non solo per contrastare gli episodi di corruzione, ma anche per migliorare le proprie procedure e la propria immagine verso l’esterno.

Ci stiamo finalmente allontanando dal punto di partenza connotato da un forte scetticismo, per avvicinarci sempre di più al punto di arrivo, connotato invece da piena fiducia verso lo l’istituto.

Si potrebbe dire in conclusione che – ancora una volta, come già per molti diritti civili – la società si è mossa in anticipo e più velocemente rispetto alla politica, incapace ad oggi di regolamentare situazioni ormai entrate nell’ordinario, ma considerate ancora straordinarie all’interno dai “palazzi”, mai apparsi così distanti dalla realtà.

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