Il 7 maggio è scaduto il termine per il recepimento della Direttiva europea anti-SLAPP, la cosiddetta “Legge Daphne”, in ricordo la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia uccisa nel 2017 mentre era vittima di numerosi procedimenti legali a suo carico (48), e che con la sua tragica vicenda ha contribuito a sollevare l’attenzione sul tema.
La coalizione contro le SLAPP "CASE Italia" - di cui siamo parte e che riunisce 17 associazioni della società civile italiana - ha scritto una lettera al Governo per chiedere tutele più forti contro le querele intimidatorie che colpiscono giornalisti, attivisti e whistleblower.
Nel 2022 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure anti-SLAPP, comprendente una Raccomandazione (2022/758) e una proposta di Direttiva; il testo definitivo di quest’ultima è stato approvato dal Parlamento europeo nella primavera del 2024. Tali strumenti sono stati rafforzati dalla Raccomandazione del Consiglio d’Europa (CM/Rec(2024)2), che fornisce indicazioni interpretative per rafforzare la protezione delle persone bersaglio di cause temerarie.
Nel testo, indirizzato al Ministro e al Viceministro della Giustizia, chiediamo che l’Italia non si limiti a un recepimento “minimale”, ma introduca nell’ordinamento nazionale degli strumenti concreti:
Per garantire una normativa chiara ed efficace è indispensabile che il processo di trasposizione sia partecipato e aperto alle consultazioni di esperti e società civile. Per questo chiediamo al Governo:
L’Italia continua a essere uno dei Paesi europei più colpiti dalle querele intimidatorie, con effetti diretti sulla libertà di stampa, sul diritto di critica e sulla partecipazione civica.
Nel nostro Paese il fenomeno delle "querele bavaglio" risulta particolarmente allarmante per diffusione e gravità: 26 casi nel 2023 e 21 casi nel 2024 secondo i report della Coalition against SLAPPs in Europe (CASE). I dati del consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR) restituiscono un quadro analogo: nei sei anni di monitoraggio sono state registrate 112 allerte legali in Italia, di cui il 33% per diffamazione, il 28,6% sotto forma di minaccia di azione legale e il 13,4% in sede civile. Nel 44,6% dei casi le iniziative risultano promosse da attori politici.
Nel marzo 2026 il Parlamento italiano ha approvato la Legge n. 36/2026 (di delegazione europea 2025), che delega al Governo l’adozione di uno o più decreti legislativi per recepire la Direttiva 2024/1069. La formulazione adottata richiama la sola dimensione transfrontaliera e non chiarisce fino a che punto le tutele si applichino anche ai procedimenti nazionali: proprio quelli in cui ricade la quasi totalità delle SLAPP italiane. L’attuale orientamento equivarrebbe a un adempimento puramente formale, incapace di proteggere oltre il 90% dei bersagli italiani di SLAPP, in larga parte coinvolti in controversie di natura interna.
Questa tendenza si pone in contrasto anche con l’interpretazione consolidata dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale chi ricopre ruoli pubblici è tenuto a tollerare un livello più elevato di critica e scrutinio.
Solo una legislazione ambiziosa e realmente efficace sarà capace di proteggere concretamente dalle azioni legali temerarie tutti coloro che prendono parte attiva nel dibattito democratico.
La Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE) è nata su impulso della Daphne Caruana Galizia Foundation e coinvolge oltre 120 organizzazioni non governative europee.
CASE Italia è il gruppo di lavoro nazionale, coordinato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT) e composto da 17 organizzazioni della società civile: Amnesty International Italia, ARTICLE 19 Europe, Articolo 21, Certi Diritti, Environmental Paper Network, FADA Collective, Giulia Giornaliste, Greenpeace Italia, IrpiMedia, Meglio Legale, OBC Transeuropa, ReCommon, Rete No Bavaglio, STRALI, The Good Lobby Italia, Transparency International Italia, Wikimedia Italia.