Gloria Riva e Stefano Vergine

Giornalisti

Immobiliare, le grandi città italiane in mano a ignoti, che ne decidono il futuro

Palazzo Broggi si trova in zona Cordusio, pieno centro Milano a due passi dal Duomo. Cinque anni fa è stato venduto ai cinesi di Fosun International per un totale di 450 milioni. L'ultima grande operazione immobiliare è stata invece portata a termine dai francesi di Bnp Paribas che per 250 milioni si sono comprati il Bodio Center – Business Park che sorge in zona Bovisa. In mezzo a queste due grandi operazioni ce ne stanno altre trecento, e tutte hanno in comune un investitore straniero, per lo più una società, spesso una sgr, ovvero una società di gestione del risparmio, che investe per conto di un fondo, che a sua volta è al vertice di una catena di altri fondi.

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Politica
Società civile
Palazzo Broggi si trova in zona Cordusio, pieno centro di Milano a due passi dal Duomo. Un tempo era la sede del Credito Italiano, simbolo di una potenza finanziaria nazionale che si è sgretolata. Cinque anni fa Palazzo Broggi è stato venduto ai cinesi di Fosun International, società di Hong Kong, interamente controllata dalla Fosun International Holdings delle Isole Vergini Britanniche, che hanno comprato l'ex palazzo del Credito Italiano per un totale di 450 milioni, volendo considerare anche il piano di riqualificazione che si concluderà il prossimo anno. Mentre l'ultima grande operazione immobiliare è stata portata a termine dai francesi di BNP Paribas Real Investment Management per conto del fondo Opci BNP Paribas Diversipierre, che per 250 milioni si è comprato il Bodio Center – Business Park, un gigantesco complesso dalle grandi potenzialità legate allo sviluppo urbanistico della città e punto di riferimento per gli affari, che sorge in zona Bovisa.

In mezzo a queste due grandi operazioni ce ne stanno altre trecento, per un valore complessivo di 12,9 miliardi di euro: tutte queste compravendite hanno in comune un investitore straniero, quasi mai una persona fisica, per lo più una società, spesso una SGR, ovvero una Società di Gestione del Risparmio, che investe per conto di un fondo, che a sua volta è al vertice di una catena di altri fondi.

Difficilissimo, quindi, stabilire chi è il beneficiario effettivo di questo giro d'investimenti immobiliari, che coinvolge per lo più Milano (164 acquisizioni per un controvalore che sfiora gli 8 miliardi di euro tra il 2015 e il 2020), seguita da Roma (50 operazioni immobiliari per 1,4 miliardi) e Firenze (18 operazioni, 622 milioni).

Da qui la decisione di Transparency Italia di dare il via a un'indagine accurata sul business dell'immobiliare in Italia, all'interno di una più vasta inchiesta lanciata proprio da Transparency International sul tema dei beneficiari effettivi, vale a dire sull'urgenza di indicare chi e perché sta puntando tutto sul mattone nostrano.

Una battaglia che vede Milano in prima linea per svariate ragioni. Innanzitutto perché i cinque maggiori investimenti immobiliari realizzati in Italia si concentrano per lo più nella metropoli meneghina. Oltre a Palazzo Broggi e Bodio Center, spiccano il futuro centro commerciale Merlata Mall, un'operazione da 330 milioni di euro compiuta da Ceetrus Italy Spa e il palazzo di via della Spiga 26 a Milano, tradizionalmente occupato da Dolce&Gabbana, e acquisito da Hines e Pggm, il primo un gruppo internazionale real estate, il secondo un grande gestore olandese di fondi pensionistici, per 250 milioni di euro. Il quinto più grande investimento è veneziano: la società austriaca Signa Group, che fa capo all'imprenditore René Benko, che ha comprato per 250 milioni l'Hotel Bauer Palazzo, a due passi da piazza San Marco. La Ceetrus Italy Spa è la multinazionale del real estate che gestisce i centri commerciali in cui sono situati i punti vendita di Auchan Retail Italia, che sono stati ceduti a Conad nel maggio scorso e che sono andati incontro a una serie di tagli e razionalizzazioni. Il cento per cento delle quote societarie della Ceetrus Italy Spa fa capo all'olandese I.d.c. Int. Development Corporation Bv. La Hines Italy, invece, fa capo alla Hines Europe Limited di Londra, che ha sua volta ha base in Delaware, dove vige un regime fiscale alquanto favorevole per le società.

La questione della sede fiscale delle società che acquistano immobili ha un impatto potenziale su tutti i cittadini italiani. Solitamente, infatti, questi fondi comprano per poi affittare, ottenendo così dal canone di locazione un profitto per i propri investitori. Se però l'acquirente è un fondo d'investimento basato in un paradiso fiscale, le imposte derivate dal canone d'affitto potrebbero non finire all'Agenzia delle Entrate italiana. Discorso analogo per la plusvalenza che il fondo potrebbe ottenere rivendendo in futuro l'immobile a un'altra società.

Capire dove pagano le tasse società offshore che in questi anni hanno comprato immobili a Milano o a Roma, a Venezia o Firenze non è semplice, ma di certo se ad acquistare è un'impresa basata in qualche nazione dove le imposte sono vicine allo zero, alla questione della trasparenza societaria si unisce quella fiscale.

Proprio Milano potrebbe essere apripista di una nuova stretta, che imporrebbe di indicare il beneficiario effettivo, vale a dire l'acquirente ultimo di aree e immobili legati a concessioni pubbliche.

Il Comitato Antimafia, voluto dal sindaco Giuseppe Sala, ha recentemente pubblicato un parere secondo il quale «la pubblica amministrazione non può non sapere con chi sta trattando», consigliando al primo cittadino e all'amministrazione milanese di chiedere sempre e comunque quale sia il titolare effettivo di società, aziende e altri soggetti giuridici che intendano stipulare contratti, partecipare a bandi o chiudere accordi con palazzo Marino.

Il parere del Comitato Antimafia è stato sollecitato dal consigliere comunale del PD David Gentili, che sta conducendo una battaglia per la trasparenza delle compravendite immobiliari, dal momento che tutta la legislazione nazionale ed europea va nel senso dell'indicazione del titolare effettivo per ovviare al pericolo di riciclo di denaro sporco. «Ad esempio, nel caso dello Stadio di San Siro, la cui modifica cambierà radicalmente un quartiere già complesso di suo, non è chiaro chi siano i titolari ultimi di Milan e Inter. Su di loro si dovrebbe subito applicare il parere del Comitati Antimafia del comune di Milano».
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