La Direttiva fornisce basi solide per la lotta alla corruzione nell’Unione europea e le sue disposizioni configurano un ampio ventaglio di presidi e rimedi per prevenire, contrastare ed infine reprimere la corruzione. Sebbene alcune disposizioni contenute nella versione finale risultino più deboli rispetto alla proposta iniziale, lo spirito della normativa è rimasto intatto: non soltanto armonizzare le basi giuridiche comunitarie dei reati di corruzione, ma rafforzare le leggi anticorruzione nazionali di tutti gli Stati membri.
Tra i punti di interesse l’introduzione del reato di “esercizio illecito di funzioni pubbliche”, dedicato a determinate violazioni gravi derivanti dall'esecuzione o dall'omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico (nell'esercizio delle sue funzioni). Questo punto potrà forse colmare le carenze normative di contrasto al fenomeno dell'abuso d'ufficio nell'ordinamento italiano. Da agosto 2024, a seguito dell'abrogazione delle fattispecie di reato penale, non sono stati ancora sviluppati i rimedi amministrativi e civilistici necessari per arginare e perseguire il fenomeno.
L'indebolimento di alcune misure anticorruzione appare evidente anche in termini di percezione della corruzione: da due anni il punteggio dell'Italia nell'Indice di Percezione della Corruzione è in diminuzione (da 56 a 53). Con l'advocacy legislativa portata avanti nel corso dell'intero percorso della Direttiva, Transparency International si è occupata di approfondire gli articoli e le disposizioni proposte, esaminando i profili di criticità e di miglioramento delle varie versioni del testo.
Nelle prossime settimane e nella fase di trasposizione ci occuperemo ancora di monitorare e incoraggiare un recepimento completo, chiaro ed efficace, in Italia e in tutti gli Stati membri.
"L'Italia deve considerare la Direttiva anticorruzione come una grande opportunità per rafforzare i propri presidi di prevenzione e contrasto alla corruzione. Le attuali carenze del sistema italiano vanno a danno dei cittadini e delle imprese e sono inammissibili in uno Stato di diritto.La legislazione proposta dalla Direttiva è un'occasione unica per ispirare la cultura anticorruzione europea e globale."
A maggio 2023 la Commissione europea ha proposto una Direttiva specifica sulla lotta alla corruzione con l'obiettivo di armonizzare la legislazione anticorruzione dei 27 Stati membri e rendere obbligatoria nel diritto comunitario l’incriminazione per i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC). In questi anni Transparency International ha presentato una serie di raccomandazioni per rafforzare gli impegni contenuti nella proposta di Direttiva e innalzare gli standard della lotta alla corruzione a livello globale.
A luglio 2025 gli Stati membri e il Parlamento europeo non sono riusciti a trovare un accordo sulle disposizioni più importanti della Direttiva e alcuni Stati hanno cercato di ritardare la finalizzazione del pacchetto. Tra loro i rappresentanti italiani hanno chiesto l'eliminazione dell'abuso d'ufficio come reato previsto della Direttiva, in deroga ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC). A dicembre 2025, dopo mesi di negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea, è stato raggiunto un accordo provvisorio sul testo definitivo della Direttiva. Quest'ultimo è stato approvato dalla Commissione per le libertà civili (LIBE) a gennaio 2026 e adottato dal Parlamento europeo a marzo 2026.
In attesa dell'approvazione del Consiglio dell'UE si procederà all'entrata in vigore della Direttiva e alla successiva trasposizione negli ordinamenti nazionali di tutti gli Stati membri.
Nel corso dei triloghi negoziali il testo della proposta è stato indebolito, in particolare rispetto a:
Nel 2023 la Commissione europea ha proposto una Direttiva specifica sulla lotta alla corruzione. La Direttiva si propone l'obiettivo di armonizzare la legislazione anticorruzione dei 27 Stati membri e rendere obbligatoria nel diritto comunitario l’incriminazione per i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC).