La Procura è un canale diretto per il Whistleblowing

La sentenza del Tribunale di Catania riconosce l’autonomia della denuncia penale rispetto ai canali interni e rafforza la tutela del lavoratore.

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Whistleblowing
Supporto ai segnalanti

La sentenza n. 1391 del 30 marzo 2026, emessa dal Tribunale di Catania, ha stabilito che la Procura è un canale diretto e autonomo per il whistleblowing.

Il caso in questione riguarda un dirigente di un’azienda ospedaliera che aveva segnalato alla Procura presunte irregolarità relative alle procedure di acquisto, agli affidamenti e alle selezioni del personale. Il procedimento penale si è concluso con un’archiviazione, ma il dirigente è stato successivamente licenziato per le dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria. Con la sentenza n. 1391 del 30 marzo 2026, il Tribunale di Catania ha però dichiarato illegittimo il licenziamento.

La sentenza riveste particolare importanza per due ragioni principali.

  1. il Tribunale ha stabilito che il lavoratore può rivolgersi direttamente alla Procura senza dover passare attraverso i canali interni dell'organizzazione o il canale esterno ANAC. Si tratta di un'interpretazione particolarmente significativa del sistema introdotto dal D.Lgs. 24/2023.
  2. la sentenza afferma che la tutela del whistleblower non può dipendere dall’esito dell’indagine. Infatti, la tutela può operare anche quando la denuncia si conclude con un’archiviazione. Ciò che rileva è la buona fede del lavoratore e la presenza, al momento della segnalazione, di elementi concreti e di motivi fondati che lascino ragionevolmente pensare che le informazioni fornite siano veritiere.

La sentenza chiarisce che la protezione non richiede che l’illecito venga poi accertato, ma è necessario che sia valutata la sua ragionevolezza per il segnalante al momento della segnalazione.

Questa pronuncia si inserisce in un'evoluzione della giurisprudenza che sta concretamente rafforzando la protezione del segnalante.

Le sentenze sul Whistleblowing

Nel 2025 l’analisi della giurisprudenza sul tema del whistleblowing ha evidenziato alcuni segnali incoraggianti. Per la prima volta assistiamo a decisioni che valorizzano pienamente principi centrali della disciplina, come l’inversione dell’onere della prova e il diritto al risarcimento del danno conseguente a misure ritorsive.

Si tratta di sviluppi importanti che contribuiscono a rendere le tutele previste dalla legge meno teoriche e più concrete. Allo stesso tempo, il numero ancora limitato di pronunce e di provvedimenti da parte di ANAC dimostra come il sistema applicativo sia ancora in una fase iniziale di consolidamento.

Casa dei Whistleblower

Dalla parte di chi segnala

Nel 2026 è nata la Casa dei Whistleblower di Transparency International Italia, uno spazio sicuro per chi decide di segnalare. La Casa è gestita da un gruppo di organizzazioni della società civile accreditata presso l'ANAC e accompagna i potenziali segnalanti in ogni fase: dalle prime comunicazioni interne alle segnalazioni esterne, fino alle delicate fasi successive. 

L'elenco degli enti del Terzo settore, che offrono gratuitamente misure di supporto e attività di assistenza ai potenziali segnalanti, è stato istituito dall'ANAC nel 2024. Questa tipologia di sostegno continuativo è fondamentale nell’azione di accompagnamento e non si esaurisce al momento della segnalazione, ma prosegue nel tempo per proteggere davvero chi sceglie la trasparenza.


PER APPROFONDIRE


La Casa dei Whistleblowers di Transparency International Italia è realizzata nell'ambito di Safe for Whistleblowers II, un progetto coordinato da Transparency International e finanziato dall’Unione Europea.

Le opinioni e i punti di vista espressi sono esclusivamente quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o della Commissione Europea. Né l’Unione Europea né l’autorità che ha concesso il finanziamento possono essere ritenute responsabili per essi.
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