Michele Calleri
Presidente Transparency International ItaliaAlcune riflessioni nate dalla lettura dell'editoriale - Rassegnati alle ragioni della forza e alla demagogia, ci avvolgiamo nella corruzione. E allora, viva la corruzione di Giuliano Ferrara su IlFoglio del 4 dicembre 2025 - e condivise con i partecipanti all'evento Contro la corruzione. Per un'Italia più trasparente, promosso il 9 dicembre 2025 a Roma, per celebrare l'appuntamento annuale con la Giornata internazionale contro la corruzione e l'avvio dell'Alleanza civica per un'Italia più trasparente.
stando a quanto scritto da un autorevole giornalista, appartenente ad un recente passato, saremmo ora qui riuniti a "celebrare" la corruzione, in un mondo dove invece sembra prevalere la corruttela delle oligarchie. E la contrastiamo, anche se autorevoli uomini politici, sempre appartenenti ad un recente passato, affermando che essa è endemica, che fa parte del nostro DNA di Italiani, almeno dall'epoca del Diritto romano.
Lo facciamo pure per queste autorevoli persone che, parafrasando un celebre monologo shakespiriano, sono pur sempre "uomini d'onore", ma che non condividono la nostra idea: che la corruzione, che pure cercano di esorcizzare, è inevitabilmente destinata a finire.
Lo è perché l'intelligenza degli umani e delle macchine che hanno creato sono sempre più capaci di riconoscerla esattamente e per quella che è, la violazione della fiducia che riponiamo sui pubblici funzionari, che devono sempre perseguire il bene comune.
Lo è perché sta diventando estremamente costosa, poichè il prezzo della dignità di ciascuno di noi è sempre più elevato e perché il giudizio morale della comunità anticipa spesso quello di qualunque magistratura.
I valori oggi più di moda e condivisi, anche da coloro che vorrebbero talvolta soprassedere o perdonare, sono quelli della trasparenza, dell'integrità e della responsabilità amministrativa, così che contano di più di altri principi od ideali politici in voga nel secolo scorso, quasi a diventare, essi stessi, le nuove fondamenta di un nuovo manifesto politico.
La prova di quanto dico si percepisce dalla crescente indignazione (sondaggio de la Repubblica, Eurobarometro 2025) delle persone comuni verso fenomeni anche astrattamente corruttivi, dalla scarsa partecipazione al voto democratico, dagli esodi di giovani verso territori più ospitali.
Pertanto, seppur apprezziamo l'estremo tentativo delle classi politiche, di approntare i presidi contro la corruzione che da tempo tutti noi riteniamo siano necessari a legittimarne l'operatività, non possiamo che stigmatizzare gli estremi tentativi di coloro che cercano di limitare queste misure, di creare particolari eccezioni, di salvaguardare determinati privilegi, nel nome di un sistema, nei fatti, già evoluto, che non accetta più rendite di posizione e che valuta le persone per quello che fanno e non per quanto dicono.
Ad esempio, se è vero che la Direttiva europea anticorruzione, che renderà uniforme i delitti connessi con la corruzione, promuovendo le migliori pratiche per contrastarla in tutti gli Stati della Comunità, è frutto di un compromesso vincolato, su certi argomenti, da paletti apposti da certi governi ovvero organizzazioni, ciò non toglie nulla al fatto che l'attività di contrasto sia ormai irreversibile e condivisa, a livello OCSE, dove ormai è chiaro che i paletti che si vogliono mettere reggeranno ben poco di fronte al primo danno reputazionale.
Lo stesso valga anche per l'altra regolamentazione in corso, sull'attività delle lobby che l'apposita Commissione del Parlamento italiano sta finalmente smarcando e che Transparency International Italia, in uno con le principali SCO del settore, sta da tempo studiando, invocandone l'applicazione: anche in quella sede, l'approvazione di antipatici emendamenti, finalizzati ad ingiustamente privilegiare, certi corpi intermedi, sono destinati a soccombere, dinanzi al rischio che il parlamentare da loro avvicinato avrebbe dalla mancata esistenza, quanto meno, di un'agenda del relativo incontro.
Lo stesso valga infine in merito al recepimento della Direttiva anti-SLAPP, sulla tutela dei giornalisti investigativi, che abbiamo avuto recentemente occasione di sollecitare : può essere che la norma risulterà incompleta ovvero di difficile applicazione, ma la sua esistenza, diversamente che in passato, diviene ora uno dato di fatto, difficilmente superabile, in linea di principio, da parte di coloro che sfruttano corruttele ed amichettismo.
Come vedete, si tratta di un mare inarrestabile di provvedimenti, che - per quanto intrinsecamente insufficienti - costituiranno il nuovo fondamento del nostro Stato di diritto. Essi vengono incontro a precise esigenze della pubblica opinione, che non viene tacitata neppure con delle brioches.
Per questa ragione, vogliamo assecondare questo trend, chiedendo alle istituzioni, alle molte organizzazioni della Società civile che interagiscono in questa materia, ma anche alle imprese e alla cittadinanza di condividere con noi i valori sui quali investire e unirci in un'alleanza civica capace di costruire una società in cui la trasparenza non sia solo un principio astratto, ma una scelta concreta e quotidiana.
Lo facciamo per i nostri figli, che non se ne vadano, che tornino, che nascano.
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