Investire in integrità è la scelta di chi sa guardare lontano

L’8 e il 9 ottobre, a Pisa, l’ottava edizione dei BIF Talks ha messo alla prova un’idea che molti danno per acquisita e pochi sanno davvero misurare: comportarsi bene conviene.

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C’è un motto che le aziende hanno imparato a ripetere: fai la cosa giusta. Per anni è suonato come una promessa morale, nobile e un po’ astratta. Ai BIF Talks 2026 | 8-9 ottobre a Pisa, ospitati come sempre dalla Scuola Superiore Sant’Anna, quel motto è stato messo davanti a una domanda più concreta e meno comoda: quanto rende, oggi, la "cosa giusta"? 

Il titolo dell’edizione, I.I.I Investing in Integrity, conteneva già la risposta. In un tempo segnato da crisi energetiche e conflitti, l’integrità smette di essere un ornamento e diventa un ancoraggio: ciò che tiene un’impresa salda quando il mercato oscilla.

Una domanda antica, un linguaggio nuovo

Gaetana Morgante, professoressa ordinaria di diritto penale e prorettrice vicaria della Scuola Superiore Sant’Anna, ha aperto la sessione ricordando, ancora una volta, la vocazione di questo appuntamento: intercettare i temi prima che diventino urgenze. Quest’anno si trattava di ragionare sulla convenienza dell’integrità non soltanto in termini di regolamentazione giuridica, ma di impegno reale e di ritorno dell'investimento.

Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia, nel suo saluto ha portato il discorso sul terreno del valore. Anche l’Ocse ha cominciato a interrogarsi su quanto costi investire in integrità e su quanto si possa risparmiare. La conclusione è netta: un programma contro la corruzione non è solo una spesa per ridurre i rischi, ma qualcosa che accresce il valore di un’azienda, economico e sociale insieme.

Giovanni Colombo, responsabile del Business Integrity Forum di Transparency International Italia, ha completato il quadro: l’integrità non è più un ufficio separato, a volte persino isolato, ma è salita fino ai luoghi in cui l’impresa prende le decisioni, portando con sé la trasparenza come elemento strutturale.

Lo sguardo internazionale è arrivato da Basilio Antonio Toth, Consigliere di legazione della Direzione generale per la crescita e la promozione delle esportazioni del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Toth ha sottolineato il crescente interesse delle multinazionali straniere per l’Italia, la volontà di rafforzare la collaborazione con Transparency e il buon passo del programma anticorruzione Falcone-Borsellino, esteso dall’America Latina ai Balcani e al Sud Est.

Il Public Procurement, vero banco di prova della fiducia

Il primo dei tre grandi temi è stato quello delle gare pubbliche, il luogo in cui il rapporto tra Stato e imprese si fa più delicato. Giovanni Colombo ha presentato, facendo le veci di Antonio Greco, Public Contracting Specialist Segretariato di Transparency International, il quadro tracciato dalle Nazioni Unite con le ultime risoluzioni della Convenzione contro la corruzione (ONU-UNCAC 10/9 e 10/13): l’idea è premiare nelle gare le aziende che investono davvero in correttezza. Da qui nasce un progetto internazionale, al quale partecipa anche Transparency International Italia, per una nuova stagione dei patti di integrità. [Leggi di più sui Patti di Integrità]

Michele Cozzio, professore e coordinatore dell’Osservatorio sul diritto comunitario e nazionale degli appalti pubblici dell’Università di Trento, ha anticipato i contenuti del policy paper che andrà a integrare il progetto europeo, a cui partecipa anche Transparency International Italia, sull’integrità negli appalti, soffermandosi sul nuovo regolamento europeo, atteso nel 2027 e operativo dal 2029: regole più uniformi, maggiore discrezionalità, tecnologia e personale meglio preparato. Un cammino che non sarà semplice, anche per la resistenza di alcuni Paesi. La trasparenza, ha osservato anche Cozzio, sta smettendo di essere un adempimento per diventare uno strumento di governo del mercato.

Dopo gli speech, le due tavole rotonde "Costruire standard di integrità negli appalti strategici", moderate dal Responsabile dle BIF - Giovanni Colombo, hanno restituito un confronto vivace. La discussione si è concentrata sulla collaborazione tra settore pubblico, imprese e stakeholder nella definizione di questi nuovi standard di integrità per gli appalti pubblici strategici al fine di sviluppare strumenti, meccanismi premiali e forme di collective action.

La prima tavola rotonda ha coinvolto Settore privato e altri stakeholder: Simona Dotti, consulente senior per gli appalti pubblici e la rigenerazione urbana di Confindustria ha riconosciuto i passi avanti della digitalizzazione, che consente controlli mirati senza appesantire la burocrazia. Sonia Bifano, responsabile dell’audit e del controllo interno di Veolia, ha posto la domanda più scomoda della giornata: quali rischi non vediamo più, semplicemente perché abbiamo smesso di cercarli? La sua indicazione è chiara: premiare non l’etica dichiarata, ma quella praticata. Claudio Galtieri, presidente del comitato scientifico di ASSORUP - Associazione Nazionale Responsabili Unici del Progetto, ha denunciato una regolazione ancora fragile del conflitto di interessi, terreno sul quale il privato appare spesso più avanti del pubblico.

La seconda tavola rotonda ha coinvolto Settore pubblico e altri stakeholder: Giovanni Paolo Sellitto, dell’Ufficio relazioni internazionali dell'Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiesto di rimettere al centro i veri destinatari degli appalti, i cittadini, con dati più ricchi e meglio collegati tra loro, e con una società civile capace di tornare a vigilare. Cristina Massarente, Esperta di Monitoraggio civico e Sostenibilità per Amapola progetti per la sicurezza delle persone e delle comunità, ha rivendicato il ruolo di una società civile che, anche quando difende la trasparenza, viene accusata di rallentare le procedure. Cristiano Digilio, del gruppo di lavoro sugli appalti pubblici di ITACA - Istituto per l’innovazione e trasparenza negli appalti e la compatibilità ambientale, ha ricordato che la banca dati nazionale degli appalti è un caso unico al mondo, ma che la qualità del dato è peggiorata: e che il controllo vero è quello che si esercita sulle opere, non sulle carte.

Misurare ciò che non si vede

Come si misura il valore dell'integrità, partendo, ad esempio, da una corruzione che non è avvenuta? Andrea Tenucci, professore ordinario di economia aziendale e prorettore all’alta formazione della Scuola Superiore Sant’Anna, ha affrontato il paradosso con lucidità. Il classico ritorno sull’investimento fatica a cogliere un fenomeno dai confini così sfumati. Serve allora uno sguardo più ampio, il ritorno sociale, capace di includere il valore generato per tutti i portatori di interesse, senza ridurre ogni cosa al denaro.

Giovanni Lombardo, docente di metodi e tecniche per l’analisi dei dati per lo spin off Sigma NL dell’Università di Genova e per il Politecnico di Milano, ha portato l’esperienza di uno studio condotto in Indonesia: piccole imprese che, grazie a buone pratiche di integrità, hanno ottenuto credito a condizioni migliori, posizioni più favorevoli nelle gare e meno sanzioni. I numeri precisi restano lontani, ha ammesso, ma gli effetti sono già leggibili.

La seconda giornata: l'intelligenza artificiale al servizio delle regole.

Giuseppe Di Vetta, Ricercatore Tenure Track in diritto penale della Scuola Superiore Sant’Anna e Giovanni Colombo hanno aperto il secondo giorno, dedicato all’intelligenza artificiale, rivendicando la capacità dei BIF Talks di anticipare i temi, dalla prevenzione della corruzione all’impatto delle nuove tecnologie sulle imprese.

Paolo Tosca, responsabile compliance governance di TIM, ha raccontato una trasformazione vissuta dall’interno. In due anni l’euforia ha lasciato il posto al governo dello strumento. Oggi l’intelligenza artificiale aiuta ad analizzare dati, valutare rischi e formare le persone. Con un effetto inatteso: non solo si lavora meglio, ma si impara di più, perché per dialogare con la macchina bisogna capire davvero ciò che risponde.

Dalla teoria alla pratica, con il laboratorio La Palestra del Sapere, guidato da Nicola Allocca, esperto di business integrity e di intelligenza artificiale responsabile: un esercizio sul campo per capire come gli assistenti digitali possano sostenere il lavoro quotidiano di chi si occupa di integrità.

Nella tavola rotonda conclusiva, moderata da Giuseppe Di Vetta, Giulia Schneider, Ricercatrice in diritto commerciale della Scuola Superiore Sant'Anna, ha riflettuto sui nuovi obblighi introdotti dal Testo unico della finanza e sulla differenza tra decisioni di routine e scelte rare ma decisive. Maria Vittoria Zucca, PhD Candidate in Cybersecurity alla Scuola Superiore Sant’Anna e alla Scuola IMT Alti Studi di Lucca ha segnalato la crescita di nuove fragilità per le imprese e Sara Lilli, PhD Candidate in Cybersecurity per la Scuola Superiore Sant'Anna e la Scuola IMT Alti Studi di Lucca ha chiuso con un avvertimento che vale come programma di lavoro: prima di governare l’intelligenza artificiale, un’azienda deve sapere con esattezza quali sistemi sta già utilizzando.

Il tema dell'education

Il progetto It's Worth It
La giornata si è chiusa con uno sguardo rivolto all'education, che in molti hanno indicato quale vera e più importante ricetta per la diffusione della cultura dell'integrità. Il video Da Ci Conviene a It’s Worth It racconta il percorso di Transparency International Italia in tema di educazione all’integrità nelle scuole. Un promemoria discreto ma eloquente: la convenienza della cosa giusta si impara presto, o si fatica a impararla dopo.

BIF Event 2026 / 2

3 dicembre 2026, Roma

Il 3 dicembre 2026 a Roma il secondo BIF Event dell'anno dal titolo "Integrità e Relazioni AI tempi dell’AI", un momento di incontro e confronto per esplorare la valenza più umanistica dell'impatto della tecnologia sui rapporti umani e professionali all'interno delle organizzazioni. 

A breve tutti i dettagli.

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