Nicoletta Prandi

Giornalista e divulgatrice esperta di intelligenza artificiale

Gemelli digitali dei lavoratori

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Business
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Gemelli digitali dei lavoratori

Esistono già veri e propri “gemelli dei lavoratori” creati digitalmente per suggere competenze dall’essere umano. Non è la trama di un film, ma la realtà, soprattutto negli States. Una realtà che apre scenari interessanti, ma anche inquietanti, per certi versi. Ci racconta tutto Nicoletta Prandi.  


di Nicoletta Prandi
Giornalista e divulgatrice esperta di intelligenza artificiale
Autrice di “Immuni alla verità” (Guerrini), “Effetto Atlantide”, “Finché chip non ci separi" (Leucotea edizioni)
Da “Gemelli digitali dei lavoratori", pubblicato su La Ragione il 29 ottobre 2025


Di questi tempi la digitalizzazione del lavoro può regalare esempi di sperimentazione assai radicali, anche se, come vedremo, l’obiettivo di suggere dal lavoratore umano in toto le sue capacità, per poi replicarle digitalmente, non è ancora stato raggiunto. Si guardi alla sperimentazione dei gemelli digitali dei lavoratori (DToE, Digital Twins of Emplyees), oggi diffusi soprattutto negli Stati Uniti. Il DToE, descritto dalle aziende produttrici come «riflesso vivo del lavoratore», è costruito accedendo al pc della persona, ai suoi documenti, alle sue email, alle sue chat e al suo patrimonio immateriale di relazioni interne ed esterne all’azienda, raccolto tramite interviste. Lo scopo è far sì che i colleghi possano parlare con lei anche quando è assente, tramite un avatar che ne replica attitudini e stile comunicativo. I vantaggi promessi sono diversi: risparmiare sui costi di formazione (negli U.S.A il turnover rate, cioè il tasso di abbandono nelle aziende tecnologiche è altissimo, più del 60%), aumentare la produttività (si può persino accedere all’avatar di un lavoratore che si è licenziato), redigere valutazioni sempre aggiornate sull’operato dei dipendenti.

Secondo Gartner, il 70% dei responsabili delle Risorse Umane vuole adottarli entro i prossimi due anni. Le criticità, però non mancano. In primis, la privacy. Un manager potrebbe aver limitato la circolazione di informazioni per ragioni precise e un avatar potrebbe non essere in grado di valutare correttamente l’opportunità di divulgarle. Inoltre, secondo il diritto del lavoro, in Italia le competenze di un lavoratore appartengono a lui e a lui soltanto: è possibile replicarne la presenza virtuale anche quando si è licenziato? «In Italia sarebbe illegale ma la legge finisce sempre con l’adeguarsi alle novità» afferma l’avvocato Cristiano Cominotto, fondatore di AL Advalux, specializzato nei settori ad alta innovazione. Secondo Cominotto «l’uso delle caratteristiche individuali della persona è tutelato dalla Costituzione, si pensi ai diritti d’autore. Certo, al lavoratore, ad esempio, potrebbe essere fatta firmare una cessione di diritti prima del suo arruolamento», cioè quello che avviene già nel settore del cinema e dell’advertising, con attori e modelli chiamati a cedere la propria voce e la propria immagine, per riprodurle all’infinito con l’intelligenza artificiale. «Il percorso per legittimare ipoteticamente i
 DToE in Italia, però, richiederebbe senz’altro il coinvolgimento dei sindacati», dice Cominotto.

La corsa verso il ricalco virtuale del lavoro umano, a ogni modo, procede inarrestabile. Da pochi giorni è trapelato alla stampa che OpenAI ha arruolato a 150 dollari l’ora oltre cento ex dipendenti di JPMorgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley: devono addestrare una nuova IA in grado di replicare il lavoro di bancari junior. Di fatto è il riconoscimento implicito che nessuno – ancora – scrive meglio documenti finanziari di esseri umani che lo sanno già fare alla perfezione. Non a caso questo tipo di lavoro, chiamato "etichettatura dei dati", nutre un mercato da 3,77 miliardi di dollari. Il progetto è secretato e si chiama Mercury, come il programma americano per i primi voli spaziali con equipaggio, varato nel 1958. Nel 2019, il Governo giapponese ha lanciato Moonshot, un programma di sviluppo innovativo che prevede la creazione di avatar di lavoratori, per raddoppiare la produttività «abbattendo i limiti di tempo e spazio». Replicare il potenziale umano, insomma, pare impresa ardimentosa tanto quanto un allunaggio.
 

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