Stefano Binda & Matteo Reale

Stefano Binda, Esperto di relazioni istituzionali - Segretario di CNA Lombardia e Matteo Reale, Consulente e Partner di Askesis - Presidente di Ecipa Lombardia

La manifattura tra AI e nuove regole

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Business
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La manifattura tra intelligenza artificiale e nuove regole

In questo brano, tratto dal libro “Una questione di libertà. Poteri, imprese e territori nel cuore dell’Europa”, Guerini e Associati, 2025, Stefano Binda e Matteo Reale toccano un punto cruciale dell’intelligenza artificiale: a chi appartiene, realmente, l’algoritmo che tende a sollevare l’uomo dal ruolo di “custode della macchina”? Chi lo alimenta (big data)quali sono i codici, le istruzioni che lo guidano per chi sono fatti? Dalle risposte a queste domande deriva una possibile interpretazione del processo in corso, soprattutto in chiave prospettica con riferimento all’universo della manifattura.  


di
Stefano Binda, esperto di relazioni internazionali e Matteo Reale, Partner Askesis
Da “Una questione di libertà. Poteri, imprese e territori nel cuore dell'Europa”, pubblicato a settembre 2025 per Guerini e Associati 


Durante il post-fordismo, prende avvio un primo processo di deindustrializzazione, intesa come contrazione dell’apporto dell’industria allo sviluppo e un suo ridimensionamento, in parte a vantaggio del settore terziario. La produzione e la distribuzione si frammentano e si spingono in molti casi fuori dai confini nazionali, con una riorganizzazione produttiva che diventa anche un’opportunità, creando una filiera più lunga di imprese satellite di sub-fornitura a diversi livelli e gradi di complessità. 

Oggi stiamo vivendo un nuovo momento di trasformazione del volto e del corpo dello sviluppo industriale, immediatamente legato a due aspetti: le ripercussioni della policrisi post-Covid, che argina la globalizzazione, e la reazione tecnologica con l’accelerazione del machine learning e dell’IA generativa, che sposta il baricentro sui servizi. La manifattura in senso stretto rischia un altro colpo d’arresto. (…) 

La proliferazione su larga scala dell’algoritmo getta oggi le basi di un cambiamento, che come sappiamo, supera la funzione dell’uomo come custode (colui che la guarda e se ne prende cura) della macchina. Ora, senza dover rispolverare l’alienazione marxiana, dobbiamo chiederci quanto l’algoritmo è proprietà di chi lo scrive (lo produce) e di chi lo usa, come avviene per le macchine. Quali sono i codici, le istruzioni che lo guidano e per chi sono fatti. Chi guida i cavalli e chi fornisce loro da mangiare (i big data)? 

dove sono fatti e dove è la loro proprietà, visto che la territorialità, che sembrava svanita per incanto nel mondo piatto e globale di Thomas Friedman, oggi ha ripreso improvvisamente a giocare un suo ruolo (non ha mai smesso di farlo), ma reclama i suoi agnelli sacrificali sull’altare della potenza. Questo è quindi un primo grande tema. Il secondo è la dotazione del machine learning di imparare e sostituirsi ai suoi maestri. Di puntare, si potrebbe dire con un gioco di parole, sull’autonomia, più che sull’automazione, generando dati, immagini e contenuti che prima non esistevano e che imitano la creatività umana.  

Naturalmente non bisogna avere paura di questa innovazione, ma conservare uno sguardo critico che ci permetta di comprenderla, di utilizzarla, di limitarla a vantaggio della nostra trasformazione sociale ed economica. 

Oggi l’evoluzione della tecnologia si sta come raggrumando, perché noi stessi le stiamo affidando un valore maggiore di quello che può avere. Spaesati come siamo e giunti a dubitare degli effetti delle magnifiche sorti e progressive, stiamo consegnando queste ultime a processi che crediamo stiano fuori di noi, e per questo pensiamo benefici, come quelli dell’AI.  

D’altro canto, gli stessi cantori delle meraviglie delle capacità di calcolo non sanno quale possa diventare domani la forza degli algoritmi, ma affidiamo loro la nostra vita professionale e personale, i nostri sistemi di difesa e quelli di approvvigionamento, la nostra mobilità e la nostra libertà. Lasciare che custodiscano per noi i fili della vita quotidiana. Vengono in mente le Satire di Giovenale e un loro verso che è più un invito che una domanda: Quis custodiet ipsos custodes? 

Come reagire a questa impasse?  

Una prima strada è quella di scrivere delle regole. Innanzitutto politiche e normative, ma anche etiche ed economiche. Ma le regole non sono sufficienti e spesso rincorrono i fenomeni: l’abbiamo visto negli ultimi anni di fronte a fenomeni emergenziali, cigni neri non predicibili ma di fronte ai quali siamo chiamati a limitare i danni ed essere pronti a rilanciare. Ecco quindi la seconda strada: quella della cura. 

La strada della cura presume la capacità di creare organismi collettivi, dotati di competenze e soggetti politici/economici/sociali, che studino e analizzino le evoluzioni dei fenomeni e siano a disposizione della collettività per risposte e soluzioni. Organismi che custodiscano e curino i processi, che aiutino a convogliarli, senza ostacolare la libera espressione delle energie imprenditoriali, le sole in grado oggi di liberare risorse e creare lavoro (e quest’ultimo passaggio occorre sottolinearlo due volte).

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In occasione dei dieci anni del Forum nasce il blog PalindromAI dedicato alle opportunità e ai rischi dell'Intelligenza Artificiale (AI) in tema di Anticorruzione e Integrità (IA).
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